Tosti ‘sti testi ‒ Stagione 2016-2017

Accanto ai manuali d’istruzione e ai foglietti illustrativi, i testi delle canzoni sono probabilmente fra le parole a cui facciamo meno caso. Soprattutto se sono in una lingua che non conosciamo bene, che sia l’inglese, lo svizzero tedesco o il lingala.

Tosti ‘sti testi si propone, per una volta, di porre l’accento sui testi, invece che sull’aspetto musicale dei brani. Di addentare con gusto significati e messaggi. Di esplorare con la lingua la genesi dei pezzi, alla ricerca di ciò che un artista voleva dirci o raccontarci con la sua musica.

Al microfono, ogni primo giovedì del mese, ci sarò io, che credo ‒ forse un po’ ingenuamente ‒ che le parole abbiano ancora qualcosa da dire. Fra una puntata e l’altra, potrete scoprire di più e interagire con il programma tramite la pagina facebook di Tosti ‘sti testi. Ma anche per chi non fosse iscritto a quel social network, annuncerò anche qui, con almeno una settimana di anticipo, il tema o l’ospite della prossima puntata.


Tosti ‘sti testi ‒ Stagione 2016-2017


«Sono le lyrics o’clock, l’ora di gettare uno sguardo ai testi delle canzoni!»


DICEMBRE ‒ K’NAAN (Somalia/Canada)

K’naan ha passato la sua infanzia in Somalia, in piena guerra civile. Ma ha avuto la fortuna di salire su uno degli ultimi voli commerciali in partenza da Mogadiscio, per atterrare in Canada. Lì ha potuto vivere la propria adolescenza e costruire la propria identità adulta lasciandosi alle spalle la sopravvivenza quotidiana, con la quale aveva dovuto confrontarsi per tanti anni nel suo paese d’origine.

Nella sua musica c’è quindi questo incontro/scontro fra due culture. Da una parte l’Africa, la sopravvivenza, la poesia tradizionale somala. Dall’altra l’hip-hop, l’Occidente, la convivenza pacifica. Ne è venuta fuori una miscela di hip-hop e sonorità del Corno d’Africa, per della musica assolutamente esplosiva. E per dei testi che raccontano storie e situazioni tutte da ascoltare!

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GENNAIO ‒ DANIELE SILVESTRI (Italia)

Daniele Silvestri può sicuramente essere annoverato fra i cantautori contemporanei più interessanti del panorama italiano. Il suo ultimo album, Acrobati, è entrato direttamente al primo posto delle classifiche ‒ anche grazie al primo, bellissimo singolo estratto, Quali alibi ‒ e La Repubblica lo ha definito «il più ricco, convincente, completo dei suoi album, quello che lo dipinge nella maniera più precisa e sicura, mettendo insieme tutte le sue passioni, i suoi amori, vizi e virtù, le tensioni ideali e quelle del cuore.»

In questa seconda puntata di Tosti ‘sti testi, però, nello spirito della radio che ospita il programma, ovvero Radio Gwendalyn, vi porto a riscoprire alcuni pezzi decisamente più vecchi del cantautore romano. Si parla d’amore, con due bellissime canzoni come InsiemeDi padre in figlio, ma si parla soprattutto di post-verità, parola dell’anno 2016 per l’Oxford Dictionary. Anche se, a dire il vero, io preferisco utilizzare l’aggettivo post-fattuale, perché la verità è sempre e comunque un’interpretazione. E ciò che è davvero grave, di questo periodo storico, è il fatto che si neghino o ‒ peggio ‒ ignorino bellamente i fatti.

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FEBBRAIO ‒ BOY (Svizzera/Germania)

BOY è un duo per metà svizzero e per metà tedesco, formato dalla zurighese Valeska Steiner e dalla tedesca Sonja Glass, originaria di Amburgo. Dopo alcuni anni passati a suonare dal vivo in tutti i locali in cui riuscivano a proporsi, fino a quando l’etichetta indipendente Grönland Records non ha deciso di pubblicare il loro primo album, Mutual Friends.

Con sonorità pop, ma con una ricchezza e una complessità che le posiziona per certi versi all’esatto opposto di quello che ci si aspetta da un gruppo pop, le BOY cantano e scrivono canzoni che parlano apparentemente di situazioni piuttosto quotidiane. E se a un primo ascolto sembra davvero così, la loro musica e le loro parole invitano a degli ascolti ripetuti, alla fine dei quali le stesse canzoni cambiano pelle sotto i nostri occhi, e cominciano a parlare di ciò che siamo e viviamo nel più profondo.

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 MARZO ‒ ELEONORE QUARTET (Ticino)

Per presentare il loro primo album, intitolato Ora più che mai, gli Eleonore Quartet sono passati dallo studio chiassese di Radio Gwen con i loro strumenti. E ci hanno deliziato, oltre che con la loro presenza e le loro parole, anche con la versione acustica di un paio di loro canzoni, eseguite dal vivo in diretta radiofonica. In particolare, ci hanno suonato la bellissima Foto in bianco e nero e il loro primo singolo, in radio già da un po’, da cui è stato tra l’altro tratto un bellissimo videoclipSuono per la strada.

La loro musica è un folk-rock molto curato, con influenze rock, raggae e pop e che dà molto spazio e importanza ai testi, che vanno sempre a braccetto con la melodia. «Al gruppo piace osservare la realtà, raccontarne il quotidiano e suscitare nell’ascoltatore le immagini delle scene descritte», scrivono sul loro sito internet, eleonorequartet.ch. E come abbiamo scoperto intervistandoli e ascoltando la loro musica, si può dire che sia davvero così.

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APRILE ‒ THOMAS SANKARA (Burkina Faso)

Thomas Sankara, talvolta soprannominato il Che Guevara africano, è stato presidente del Burkina Faso dal 1983 al 1987, prima di venir assassinato da un gruppo armato, al culmine di un colpo di stato organizzato dal suo grande amico e braccio destro Blaise Compaoré, il quale ha poi ininterrottamente condotto il Paese fino al 2014, quando è stato costretto ad andarsene dalla pressione mediatica e popolare, alimentata dal movimento sociale Balai Citoyen, la scopa dei cittadini, di ispirazione sankarista, che è quindi riuscito nel suo intento di fare pulizia in un governo ritenuto corrotto e autoritario.

Ma perché parlarne in un programma musicale? Prima di tutto, all’origine del Balai Citoyen ci sono due musicisti: il rapper Smockey e il DJ e musicista reggae Sams’k Le Jah. Poi, Thomas Sankara stesso era un musicista, attivo negli anni ’70 nella jazz band Tout-à-coup e autore dell’inno burkinabé suonato e cantato ancora oggi. Ma soprattutto, perché la sua storia personale e le sue idee, per le quali ha pagato con la vita, hanno continuato a ispirare milioni di africani e non solo, fra cui tanti, tantissimi musicisti.

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MAGGIO ‒ AMANDA PALMER & XENIA RUBINOS (Stati Uniti)

Nello scorso paio di decenni, l’industria musicale è profondamente cambiata. C’è chi ne ha sofferto e chi ha sfruttato nuove occasioni, c’è chi si è posto il problema di cosa fare ora e chi, come Amanda Palmer, semplicemente ha continuato a fare: musica, prima di tutto, ma non solo. La polistrumentista di Boston ha porto rose ai passanti, mandato al diavolo la casa discografica che non voleva sostenere la sua carriera, chiesto ai fan di finanziare i propri progetti artistici e, fra una cosa e l’altra, ha finito per sposare uno scrittore di successo, quando sposarsi era l’ultima cosa che pensava di fare. Poi con lui ha avuto un bambino e ha continuato a fare musica, dovendosi suo malgrado confrontare con quell’idea radicata in buona parte della società, secondo cui l’essere mamma è incompatibile con qualsiasi altra attività, soprattutto se per “attività” si intende calcare i palchi di tutto il mondo presentandosi pubblicamente come Amanda Fucking Palmer.

Ma questa puntata è dedicata soprattutto al tema dell’identità: chi siamo e come gli altri ci vedono o ci vorrebbero. Un tema che verrà affrontato anche attraverso le parole e la musica di un’altra polistrumentista della East Coast: l’assolutamente agguerrita e carica singer-songwriter Xenia Rubinos.

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GIUGNO ‒ TRYO (Francia)

Li ho conosciuti grazie a una canzone che si scagliava contro il G8 e quell’idea che 8 persone possano discutere del presente e del futuro di 8 miliardi di noi. Ma me li ricordo per un concerto festivo durato più di 4 ore al Palexpo di Ginevra. Loro sono i Tryo e sono in 4. Cantano in 3 e ½, mentre il quarto picchia sulle percussioni e il ½ che resta fa cantare la chitarra. Fanno reggae acustico in francese e se non li conoscete, conoscevateli.

Quella di giugno sarà una puntata estiva e solare, ma con testi engagé, ovviamente! Perché a Tosti ‘sti testi si fa questo, si mette al centro non tanto la musica, ma le parole e i messaggi veicolati attraverso la musica. E ci sono pochi altri gruppi che riescono, come i Tryo, a far passare un bel momento di ballo e di riflessione, di divertimento e di attivismo politico. Di poesia, di amore per la vita e per le persone e di indignazione per tutto ciò che di ingiusto succede attorno a noi.

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